Statue capitoline, Renzi è megl e Totò

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Prendo in prestito lo slogan coniato dai napoletani: “Maradona è megl e Pelè” per trasformarlo in “Renzi è megl e Totò”, con tutto il rispetto verso il grande e inimitabile comico napoletano, e vi spiego il perché sarei arrivato a questa conclusione. Perché neppure i più abili sceneggiatori dei film di Totò sarebbero mai riusciti a escogitare una trovata geniale come quella che hanno escogitato Matteo Renzi, presidente del consiglio, e Dario Franceschini, ministro dei beni culturali, per fare ridere il mondo. Infatti la loro magnifica idea per sputtanarci ancora un po’ di più a livello mondiale e farci prendere in giro da tutto il mondo (oltre alle già mitiche trovate messe in atto da Berlusconi: dai cucùsettè alle corna nelle fotografie, al bungabunga e altre amenità di questo genere) è stata quella che per non offendere gli occhi del presidente dell’Iran in visita in Italia si è pensato di coprire le “vergognose nudità” delle meravigliose statue di marmo capitoline, simboli di una cultura occidentale non seconda a nessuno, con dei pannelli in compensato. Questo evidentemente per la paura che il presidente iraniano vedendo un pisello o una tetta di marmo millenario potesse mandare all’aria l’accordo di forniture miliardarie da parte dell’Italia all’Iran.
I due responsabili: Totò e Peppino, pardon, Matteo Renzi e Dario Franceschini, accortisi della ilarità procurata in tutto il mondo hanno subito negato di aver saputo di questa iniziativa, presa, evidentemente, spiegano, dagli addetti al cerimoniale. Infatti, come è risaputo in Italia i fatti e i misfatti avvengono ad insaputa dei responsabili che percepiscono stipendi principeschi per essere, appunto, responsabili. In Italia, fatti e misfatti sono causati esclusivamente da chi percepisce stipendi o pensioni da mille euro al mese, o giù di lì.
Lasciatemelo dire: “Renzi, in quanto a figure barbine, è megl e Berlusconi, ma addirittura in quanto a comicità è megl e Totò”.

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La chitarra

Gaetano Rizza in concerto con la mitica chitarra Esteve di Fabrizio De André

Gaetano Rizza in concerto con la mitica chitarra Esteve di Fabrizio De André

La chitarra

Io da quando sono nato ho sempre avuto almeno una chitarra in casa, oltre ad altri strumenti, come la fisarmonica, un violino, forse anche un mandolino. Ciò è dovuto al fatto che mio padre era un appassionato di musica, e si è sempre ingegnato a suonare questi strumenti, e lo faceva bene. Sicché fin da ragazzino, già intorno ai dieci anni, mi ero trovato, così, naturalmente, a suonare la classica “Giochi proibiti“, ma senza darci alcun peso in quanto mi pareva più che naturale suonarla vedendolo fare così tanto spesso a mio padre. Diciamo che era un dono di natura ereditato da mio padre. E neppure i miei genitori davano alcun peso alla cosa perché, ripeto, pareva una cosa più che naturale avendo un musicista in casa come mio padre.
Così pur essendo portato per la chitarra non la studiai mai. Con l’età imparai a suonare anche gli accordi di questo strumento meraviglioso, con qualche difficoltà per i diesis e i bemolle, le settime e le diminuite. Mi gasavo quando riuscivo ad accennare qualche pezzo di moda a quei tempi, tipo “Samba pa ti” del mitico Santana o “Maria Elena” dei Los Indios Tabajaras e altre cose di questo genere. Con gli anni non coltivai più questa pur leggera passione per la chitarra, pur non potendo fare a meno di averne sempre una in casa. Quando qualcuno me la metteva in mano però non potevo esimermi dall’esibirmi in qualche giro di do e qualcos’altro del genere, anche se i pezzi che avevo più o meno imparato da ragazzo, man mano, venivano meno al mio pur già breve repertorio. Anche di “Giochi proibiti” ormai facevo solo la prima parte, la seconda l’avevo fatta anche in passato con qualche difficoltà.
Mi tornò la voglia di suonare la chitarra dopo una trentina d’anni, in occasione della morte di Fabrizio De André, del quale ero stato, e sono, un grandissimo ammiratore. Fu così che volli organizzare un concerto-tributo per il cantautore. Quella volta non ebbi il coraggio di suonare la chitarra, non mi sentivo ancora pronto, mi affidai a delle basi messe a punto da me. Ma per il secondo concerto tributo che organizzai ed altri che feci in Liguria e a Milano portai con me la chitarra. Anzi, portai con me una chitarra nuova e di valore, appena comprata, elettrificata, molto simile alla mitica Esteve del grande cantautore (che pure ebbi a disposizione in un concerto): una Admira Juanita E, con la quale studiai ogni notte, per tre mesi, tutti gli accordi delle canzoni che avrei portato in concerto. Canzoni di De André e degli chansonniers ai quali si era ispirato agli inizi della sua carriera artistica.
Adesso, dopo tanti anni da quei concerti, tutte quelle canzoni con gli accordi scritti sopra, riga per riga, sono lì, raccolte in un voluminoso fascicolo; e quando mi capita di aprirlo penso che sì, forse è vero che non sono un chitarrista, perché non ho avuto la costanza di diventarlo; certo non sono mai stato e non sarò mai un Eric Clapton, ma è anche vero che quando mi sono impegnato, come si impegnano i musicisti per diventare tali, a furia di esercizi su esercizi e di calli sui polpastrelli qualcosa sono riuscito a combinare.
Ora, mi accontento, di nuovo, di rimparare i soliti miei vecchi pezzi di tantissimi anni fa… Il tempo non mi manca…

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Sigarette, eutanasia contro il male di vivere

Sigarette, eutanasia contro il male di vivere

Tranquilli, non è un altro decalogo di suggerimenti per smettere di fumare. Al contrario sono dei suggerimenti per continuare a farlo, perché fumare è bello, perché scandisce il tempo, perché ti aiuta nei momenti di rabbia, di tensione, di soddisfazione, di azione, di decisione. Visto che la vita è avara di soddisfazioni ti adatti a trarre soddisfazione ogni momento che puoi aspirando fumo di combustioni velenose che, essendo velenose, ti illudono di crearti un benessere psicologico ad ogni aspirata. Sì, certo, ogni aspirata ti accorcia la vita. Ogni sigaretta è come una goccia di eutanasia contro tutti gli altri mali del mondo. E quando a causa di tutte le sigarette che avrai fumato nella vita, non riuscirai a respirare più naturalmente, esigi, reclama l’eutanasia come un diritto inalienabile di

DavidBowie

David Bowie – grande artista, cantante, autore, attore

chi voglia morire con dignità, senza terapie che ti allunghino artificialmente la vita e anche la sofferenza; il completamento dell’eutanasia a cui avevi dato inizio tu nel corso della tua vita iniziando a fumare sigarette, una dietro l’altra, e sempre di più, ogni giorno. Quando avevi iniziato a capire che la vita non val la pena di essere vissuta; che nessuno potrebbe sentire la mancanza di un paradiso o di un inferno, se non fosse stato messo a forza “in questa valle di lacrime”.

P.S.
Questo scritto non vuole indurre nessuno a fumare. E’ chiaro che nello scritto si evidenziano i danni provocati dal fumo. Ognuno ha il cervello per capire i danni provocati dal fumo. Io stesso sto provando a smettere.

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David Bowie è morto

david-bowieDavid Bowie è morto

I miti degli anni Sessanta e Settanta, purtroppo cominciano a morire e, purtroppo, il grande David Bowie è l’ultimo di cui si è saputo della sua morte, avvenuta nella notte di oggi. Era nato nel 1947 a Brixton (Londra). Negli anni Sessanta e poi nei decenni degli anni Settanta e anche Ottanta fu autore di enormi successi musicali e di altrettante performance indimenticabili. Ha continuato, nel tempo, ad avere una vita sempre in primo piano, sempre ad altissimi livelli artistici. Il suo stile ha influenzato la musica di parecchie band dell’epoca, compresi, a mio parere, i Genesis dell’epoca di Peter Gabriel e i Pink Floid che. a loro volta e a loro modo, insieme ad altri gruppi, diedero una svolta alla musica rock fino ad allora ispirata al grande James Brown, al grandissimo Elvis Presley, e agli irraggiungibili quattro ragazzi di Liverpool, i Beatles, che a loro volta furono i capostipiti riconosciuti da tutti del modo moderno di fare musica. La scomparsa di David Bowie ci lascia privi di una certa dose di estetica, che in lui non ha mai difettato, ma le sue canzoni ce ne terranno vivo il ricordo.
Onore ai Grandi.

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Buon 2016 ai pensionati da Matteo Renzi

pensionatiI primi di questo mese, gennaio 2016, ho guardato come sempre il mio conto sul web per vedere di quanto mi avessero diminuito l’importo della pensione, come ormai accade da qualche anno con l’addizionale delle tasse regionali e comunali. Ma l’assegno di gennaio non era ancora pervenuto alla mia banca. Lo vedo solo oggi, giorno 5, e mi sovviene che in qualche notiziario avevo sentito qualcosa a proposito dei pagamenti delle pensioni. Infatti avevo sentito distrattamente che certi pagamenti, il premier, li avrebbe spostati al giorno 5 del mese, anziché il giorno 1 come sempre era stato finora. Naturalmente ho subito collegato le due cose e ho scoperto che, combinazione, quello spostamento di cinque giorni riguardava proprio me e tanti milioni di pensionati come me. Quegli stessi modesti pensionati a cui l’amato premier non ha ritenuto dover dare gli 80€ mensili dati ai dipendenti ancora al lavoro. Perché se i dipendenti non sono più al lavoro dopo 40 di mazzo, non servono più a un cazzo, secondo lui, e possono morire tranquillamente agevolando la propensione alla sua visione della società proiettata verso il futuro. Insomma: chi ha dato, ha dato, ha dato… e se la prende in quel posto. Gente da dimenticare, gente destinata all’estinzione, e lui la agevola.
Caro Matteo Renzi, te lo dico proprio di cuore: sei una merda! Una società che trascura gli anziani vuol dire che è in mano a delle merde. E voi lo siete, tutti!
Ricambio gli auguri alla tua maniera: che tu possa diventare un povero pensionato come me e milioni di altre persone, vittime della vostra società. Ma resterà sempre una differenza tra noi e te, noi possiamo andare sempre a testa alta, magari con le pezze al culo, ma testa alta.

Buon 2016 ai pensionati da Matteo Renzi

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