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Il #Pd è penoso

Un partito che è miseramente sceso al 18% (altro che il 40% come sperava #Renzi) non dovrebbe più rompere i coglioni come sta facendo anche ora #Martina a uscita #consultazioni con #Conte, e collaborare con umiltà. Quando il #Pd lo capirà sarà sempre troppo tardi. #maratonamentana Siete penosi. Il libro FILAMENTI E CAMPI di Gaetano

PERCHÉ STAMATTINA NON ANDRÒ AD ASCOLTARE RENZI A HARVARD

PERCHÉ STAMATTINA NON ANDRÒ AD ASCOLTARE RENZI A HARVARD

renzi-harwardIeri, un professore di Harvard ha distrutto Matteo Renzi con un post!Il Renzi è in America per un tour che dovrebbe essere istituzionale ma che purtroppo è la solita televendita “promozionale”.Unica differenza da quella fatta nei salotti nostrani è la lingua: in questo caso sarà in “renzese”, una lingua tutta sua.Ieri mattina infatti era in visita alla prestigiosa università di Harvard per un “Keynote”, cioè un discorso ufficiale.Il rettore dell’università non l’ha fatto parlare alla Kennedy School of Government di Harvard, luogo naturale per i premier internazionali, bensì nel museo accanto, evitando così una tortura gratuita alle giovani orecchie degli studenti americani, non ancora avvezze alla pronuncia Renzese.Il professore Francesco Palmer, docente italiano ad Harvard, si è rifiutato di partecipare alla conferenza spiegando i motivi in questo post. Vi invito a leggerlo interamente:PERCHÉ STAMATTINA NON ANDRÒ AD ASCOLTARE RENZI A HARVARD”Io, professore italiano di Harvard, non ho proprio voglia di partecipare al “reality show” del nostro premier.Più che un rottamatore Renzi è in effetti un disneyficatore: che banalizza tutto ciò che tocca riducendolo a evento mediatico, dunque equivalente a qualsiasi altro che attiri l’attenzione dei giornali e dei network televisivi, senza gerarchie, distinzioni, senza valori di riferimento. Questa mattina Matteo Renzi parlerà a Harvard. Penso che abbia voluto venirci, oltre che per promuovere sé stesso, per promuovere in Italia la sua riforma dell’università. Il premier italiano lo disse chiaramente, alcuni mesi fa: bisogna imitare il modello americano. E ora è venuto per far vedere ai suoi connazionali ed elettori che lui quel modello lo conosce. Harvard è la più prestigiosa università del mondo e questo gli basta: non si domanda con quali criteri e scopi siano stilate le classifiche di eccellenza o quali siano le condizioni e implicazioni di una simile preminenza (per esempio che Harvard sia una corporation con un capitale di più di 36 miliardi di dollari che ammette lo 0,04% degli studenti che ogni anno vanno al college) o tanto meno quale sia il livello delle altre 4139 università americane: no, lui tornerà tutto contento in patria e proclamerà che l’università italiana, la più antica del mondo, deve diventare come quella americana, convinto che se lo diventasse non sarebbe una scopiazzatura fuori contesto e fuori tempo (l’America sta cominciando a guardare all’Europa per rimediare ai disastrosi scompensi del suo sistema educativo) ma una sua grande innovazione. Un po’ come se gli riuscisse di aprire uno Starbucks in Piazza della Signoria a Firenze; o ancor meglio in Piazza della Repubblica a Rignano sull’Arno.Ma non è per questo che stamattina non andrò a sentirlo. E neppure per via del mio radicale dissenso con il suo progetto di reaganizzare l’Italia (e per di più in ritardo, quando gli altri paesi stanno cercando rimedi): non andrò a sentirlo perché è venuto a Harvard con lo stesso spirito con cui sarebbe andato a inaugurare un centro commerciale o ad aprire il nuovo anno alla Borsa di Milano. Tutte cose che un primo ministro deve fare: ma accorgendosi che sono differenti e rispettando le loro differenze. Per Renzi invece sono la stessa cosa: occasioni di visibilità, interamente prive di contenuti.Significativamente, non parlerà alla Kennedy School of Government, dove avrebbe avuto senso per il ruolo istituzionale che ricopre. E neppure a economia, in riconoscimento delle sue riforme liberiste. Parlerà in un museo, all’Harvard Museum. Scelto, immagino, per confermare l’immagine che dell’Italia hanno gli americani: il paese della cultura e della bellezza. Forse chi lo ha invitato ricordava la sua foto insieme a Angela Merkel sotto il David, al meeting di un anno fa alla Galleria dell’Accademia: senza accorgersi (o peggio: senza curarsi) di quanto non autentica fosse quella cornice: ambienti carichi di storia abusati per promuovere politiche globaliste, volte a distruggere proprio quell’identità culturale.Più che un rottamatore Renzi è in effetti un disneyficatore: che banalizza tutto ciò che tocca riducendolo a evento mediatico, dunque equivalente a qualsiasi altro che attiri l’attenzione dei giornali e dei network televisivi, senza gerarchie, distinzioni, senza valori di riferimento. La sua dimensione è quella della pubblicità e dei reality, in cui si fa finta di essere veri ma facendo in modo di non essere davvero creduti, in cui ci si maschera ma mantenendo una distanza ironica che impedisca equivoci, guardandosi bene dal correre il rischio che possa diventare un’esperienza autentica e dunque cambiare qualcosa. In ciò Renzi è integralmente liberista, impegnato nella sistematica deregulation dei princìpi e specificamente dell’autenticità: contro la quale impiega collaudate tecniche come la cazzata, che toglie di significato (scrisse il filosofo Harry Frankfurt in un celebre saggio) all’opposizione verità-menzogna e realtà-virtualità.Non so di cosa parlerà a Harvard. Gli annunci del suo intervento non aiutano: “A keynote address”, “un discorso ufficiale”, senza ulteriori specificazioni, a confermare che non è venuto perché avesse qualcosa da dire. C’è venuto per far sapere che c’è stato. Presumo che abbia messo qualcosa insieme all’ultimo momento, cercando su Google qualche aneddoto su Harvard; come fece poco più di un mese fa in un’altra università, quella di Buenos Aires, dove al termine di un discorso confuso e infarcito di perle da Baci Perugina (“Non c’è parola più grande dell’amicizia per descrivere la storia di popoli diversi”: qualcuno mi spieghi cosa significa) citò in spagnolo dei versi di Borges. Solo che non era una poesia di Borges, subito notò El País, bensì un falso che compare su internet quando si inserisca la coppia di parole borges-amicizia.Qualcuno ricorderà il concetto rinascimentale di sprezzatura, teorizzato nel Cortegiano, uno dei libri italiani che più influenzarono la civiltà europea. Castiglione pretendeva dalla classe dominante, in cambio dei suoi privilegi, capacità e stile senza ostentazione: bisognava sapere tutto e saper fare tutto però come se fosse una cosa naturale. Ma quella era una società fortemente regolamentata. Nell’età della deregulation i vincenti alla Renzi seguono un precetto opposto: ostentazione senza capacità né stile. Per questo stamattina non andrò a Harvard ad ascoltarlo. Perché a differenza di Berlusconi e di tanti altri politici, Renzi non si limita a ignorare la cultura o magari disprezzarla. La cultura può sopravvivere all’ignoranza e al disprezzo.No, Renzi la svuota. Con la sua programmatica trivialità svilisce la ragione e il linguaggio, riduce la comunicazione, ossia la facoltà più propriamente umana e sociale, a rumore. La chiarezza e il rigore costringono a una certa misura di coerenza; le improprietà deresponsabilizzano, rendono tutto indifferente, il vero e il falso, il giusto e l’ingiusto, le qualità e i difetti, i profittatori e le loro vittime. E quando il vuoto diventa uno stile e un programma, la fine della democrazia è pericolosamente prossima.

Virginia Raggi, il riscatto dei cittadini.

Virginia Raggi, avvocato, donna, cittadina, senza potentati economici, né politici alle spalle, da perfetta sconosciuta agli italiani, è candidata per la carica di sindaco. Sembra davvero in gamba, un po’ alla Di Maio, anche lui venuto dal niente, come solo nel Movimento Cinque Stelle può accadere

Gaetano Rizza in concerto con la mitica chitarra Esteve di Fabrizio De André

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Adesso, dopo tanti anni da quei concerti, tutte quelle canzoni con gli accordi scritti sopra, riga per riga, sono lì, raccolte in un voluminoso fascicolo; e quando mi capita di aprirlo penso che sì, forse è vero che non sono un chitarrista

I dieci comandamenti del self publisher

I dieci comandamenti del self publisher (Opuscolo/Manuale – Alcuni brevi e semplici consigli per editing e impaginazione “fai da te”. Con link a romanzo stesso Autore. dal quale ha preso spunto per consigli.) Naturalmente quello che leggerete va bene solo per chi ha una certa padronanza della lingua italiana e soprattutto non ha problemi con la

Denuncio Renzi per corruzione elettorale

E per lui intervenga anche la magistratura, a sanzionarlo penalmente, come la stessa ha fatto per Berlusconi per la faccenda De Gregorio. Corruzione è l’una, così come lo è l’altra.
E se occorresse una denuncia per farvi smuovere il culo, eccola! Questa è la mia denuncia.

La realtà è che un euro vale mille lire

Contro questo ragionamento non c’è nessun Prodi, Monti, Letta, Renzi, o fior di economista che tenga.
Insomma ci hanno fottuto bellamente e le gente se ne sta a pecoroni.
Ci vuole così poco a capire: due più due fa sempre quattro, geni della politica.

Pubblicato il libro Nato negli anni Cinquanta

Un libro pubblicato in self-publishing dall’Autore e venduto in tutti i canali di vendita online. Un romanzo in cui si parla della vita di un uomo qualunque nato negli anni Cinquanta, attraverso i suoi ricordi, i suoi amori, le sue passioni. L’Autore ha come fine letterario la scrittura in sé, cercando di renderla semplice cosicché – nella, a volte forzata, semplicità – si possa smuovere l’anima del lettore.

Al Bano e Romina

Detto questo, devo dire la verità, posso stare tranquillamente senza ascoltare il repertorio di Al Bano e Romina con canzoni tipo Felicità o Il ballo del qua qua, ma non posso non riconoscere che la coppia è stata un pezzo della musica italiana. Infatti non esistono solo i gusti fini, ma anche i gusti popolari che, anch’essi hanno il diritto di esistere

Gaetano Rizza

NON PIÙ PADRONI NE’ SCHIAVI

In questo modo, altresì, ognuno dovrebbe stare attento a come spendere ogni singolo euro, pur avendo assicurata una vita dignitosa, e i dirigenti/amministratori non succhierebbero sangue al popolo come parassiti. Cosa che attualmente avviene regolarmente.

Gaetano Rizza

Quando restituire maltolto si chiama Bonus

I politici, lo sappiamo, a parte qualche singola mente illuminata del passato, si sono dati alla politica attratti dai guadagni che il ramo offre ai più furbi. Infatti cosa hanno fatto? Hanno unito la loro voglia di fare chiacchiere da bar facendo una briscola o uno scopone, a quella di poterlo fare essendo pagati profumatamente dai cittadini. Chiamali scemi.

Trailer libro Nato negli anni Cinquanta

Il libro parla di una vita vissuta tra vicende e vicissitudini dagli anni Cinquanta ad oggi. Inoltre parla dell’incontro dell’Autore con Roberto Vecchioni, dell’incontro con Dori Ghezzi per il patrocinio della Fondazione De André su alcuni concerti tributo organizzati e interpretati dal protagonista del libro, dei concerti stessi, di viaggi in moto in solitaria, di emozioni a 360°.

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