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Il tuffo nel vuoto di Renzi

Tempo fa il cantante di un complessino, gasato, si è buttato dal palco, a volo d’angelo, sul pubblico. Ma il pubblico si è aperto non cagandolo proprio e lui sbatté per terra sotto gli sguardi indifferenti. CHISSA’ PERCHE’ QUESTO EPISODIO MI FA VENIRE IN MENTE @matteorenzi #Renzi #trollrussi Il libro FILAMENTI E CAMPI di Gaetano

Il #Pd è penoso

Un partito che è miseramente sceso al 18% (altro che il 40% come sperava #Renzi) non dovrebbe più rompere i coglioni come sta facendo anche ora #Martina a uscita #consultazioni con #Conte, e collaborare con umiltà. Quando il #Pd lo capirà sarà sempre troppo tardi. #maratonamentana Siete penosi. Il libro FILAMENTI E CAMPI di Gaetano

Sciacalli hanno trasformato politica in Isola dei famosi

APPENA SFORNATA DA #RENZI: “BASTA COI PISTOLERI PER LA SICUREZZA!” Io aggiungo “BASTA CON GLI #SCIACALLI DELLA POLITICA, VOI AVETE TRASFORMATO LA POLITICA IN UNA #isoladeifamosi e gli Italiani ve lo lasciano fare perché non hanno più valori, esattamente come voi! >@matteorenzi Il libro FILAMENTI E CAMPI di Gaetano Rizza si può acquistare presso AMAZON

Mafìa Elena Boschi, niente pistola, niente imposizioni

Anche stamattina nella #CommissioneBanche viene fuori un interessamento spasmodico della #Boschi per gli interessi della #BancaEtruria del padre. In pratica ha contattato tutti ma #asuainsaputa e #senzaimposizioni. #NIENTEPISTOLANIENTEIMPOSIZIONI Il libro FILAMENTI E CAMPI di Gaetano Rizza si può acquistare presso AMAZON (Prime). Amazon Prime Anche in formato eBook Kindle ebook kindle libro FILAMENTI E CAMPI

Lapo Elkan su Renzi

Una cosa buona #LapoElkann finalmente l’ha detta. Alla domanda della #Gruber: “Cosa ne pensa di #Renzi?” Lui risponde: “Vorrebbe essere il #Macron italiano, ma ci sono i Macron e i #Micron”. Bravo Lapo, potresti entrare anche tu in questa #PoliticaSpazzatura italiana. Il libro FILAMENTI E CAMPI di Gaetano Rizza si può acquistare presso AMAZON (Prime).

PERCHÉ STAMATTINA NON ANDRÒ AD ASCOLTARE RENZI A HARVARD

PERCHÉ STAMATTINA NON ANDRÒ AD ASCOLTARE RENZI A HARVARD

renzi-harwardIeri, un professore di Harvard ha distrutto Matteo Renzi con un post!Il Renzi è in America per un tour che dovrebbe essere istituzionale ma che purtroppo è la solita televendita “promozionale”.Unica differenza da quella fatta nei salotti nostrani è la lingua: in questo caso sarà in “renzese”, una lingua tutta sua.Ieri mattina infatti era in visita alla prestigiosa università di Harvard per un “Keynote”, cioè un discorso ufficiale.Il rettore dell’università non l’ha fatto parlare alla Kennedy School of Government di Harvard, luogo naturale per i premier internazionali, bensì nel museo accanto, evitando così una tortura gratuita alle giovani orecchie degli studenti americani, non ancora avvezze alla pronuncia Renzese.Il professore Francesco Palmer, docente italiano ad Harvard, si è rifiutato di partecipare alla conferenza spiegando i motivi in questo post. Vi invito a leggerlo interamente:PERCHÉ STAMATTINA NON ANDRÒ AD ASCOLTARE RENZI A HARVARD”Io, professore italiano di Harvard, non ho proprio voglia di partecipare al “reality show” del nostro premier.Più che un rottamatore Renzi è in effetti un disneyficatore: che banalizza tutto ciò che tocca riducendolo a evento mediatico, dunque equivalente a qualsiasi altro che attiri l’attenzione dei giornali e dei network televisivi, senza gerarchie, distinzioni, senza valori di riferimento. Questa mattina Matteo Renzi parlerà a Harvard. Penso che abbia voluto venirci, oltre che per promuovere sé stesso, per promuovere in Italia la sua riforma dell’università. Il premier italiano lo disse chiaramente, alcuni mesi fa: bisogna imitare il modello americano. E ora è venuto per far vedere ai suoi connazionali ed elettori che lui quel modello lo conosce. Harvard è la più prestigiosa università del mondo e questo gli basta: non si domanda con quali criteri e scopi siano stilate le classifiche di eccellenza o quali siano le condizioni e implicazioni di una simile preminenza (per esempio che Harvard sia una corporation con un capitale di più di 36 miliardi di dollari che ammette lo 0,04% degli studenti che ogni anno vanno al college) o tanto meno quale sia il livello delle altre 4139 università americane: no, lui tornerà tutto contento in patria e proclamerà che l’università italiana, la più antica del mondo, deve diventare come quella americana, convinto che se lo diventasse non sarebbe una scopiazzatura fuori contesto e fuori tempo (l’America sta cominciando a guardare all’Europa per rimediare ai disastrosi scompensi del suo sistema educativo) ma una sua grande innovazione. Un po’ come se gli riuscisse di aprire uno Starbucks in Piazza della Signoria a Firenze; o ancor meglio in Piazza della Repubblica a Rignano sull’Arno.Ma non è per questo che stamattina non andrò a sentirlo. E neppure per via del mio radicale dissenso con il suo progetto di reaganizzare l’Italia (e per di più in ritardo, quando gli altri paesi stanno cercando rimedi): non andrò a sentirlo perché è venuto a Harvard con lo stesso spirito con cui sarebbe andato a inaugurare un centro commerciale o ad aprire il nuovo anno alla Borsa di Milano. Tutte cose che un primo ministro deve fare: ma accorgendosi che sono differenti e rispettando le loro differenze. Per Renzi invece sono la stessa cosa: occasioni di visibilità, interamente prive di contenuti.Significativamente, non parlerà alla Kennedy School of Government, dove avrebbe avuto senso per il ruolo istituzionale che ricopre. E neppure a economia, in riconoscimento delle sue riforme liberiste. Parlerà in un museo, all’Harvard Museum. Scelto, immagino, per confermare l’immagine che dell’Italia hanno gli americani: il paese della cultura e della bellezza. Forse chi lo ha invitato ricordava la sua foto insieme a Angela Merkel sotto il David, al meeting di un anno fa alla Galleria dell’Accademia: senza accorgersi (o peggio: senza curarsi) di quanto non autentica fosse quella cornice: ambienti carichi di storia abusati per promuovere politiche globaliste, volte a distruggere proprio quell’identità culturale.Più che un rottamatore Renzi è in effetti un disneyficatore: che banalizza tutto ciò che tocca riducendolo a evento mediatico, dunque equivalente a qualsiasi altro che attiri l’attenzione dei giornali e dei network televisivi, senza gerarchie, distinzioni, senza valori di riferimento. La sua dimensione è quella della pubblicità e dei reality, in cui si fa finta di essere veri ma facendo in modo di non essere davvero creduti, in cui ci si maschera ma mantenendo una distanza ironica che impedisca equivoci, guardandosi bene dal correre il rischio che possa diventare un’esperienza autentica e dunque cambiare qualcosa. In ciò Renzi è integralmente liberista, impegnato nella sistematica deregulation dei princìpi e specificamente dell’autenticità: contro la quale impiega collaudate tecniche come la cazzata, che toglie di significato (scrisse il filosofo Harry Frankfurt in un celebre saggio) all’opposizione verità-menzogna e realtà-virtualità.Non so di cosa parlerà a Harvard. Gli annunci del suo intervento non aiutano: “A keynote address”, “un discorso ufficiale”, senza ulteriori specificazioni, a confermare che non è venuto perché avesse qualcosa da dire. C’è venuto per far sapere che c’è stato. Presumo che abbia messo qualcosa insieme all’ultimo momento, cercando su Google qualche aneddoto su Harvard; come fece poco più di un mese fa in un’altra università, quella di Buenos Aires, dove al termine di un discorso confuso e infarcito di perle da Baci Perugina (“Non c’è parola più grande dell’amicizia per descrivere la storia di popoli diversi”: qualcuno mi spieghi cosa significa) citò in spagnolo dei versi di Borges. Solo che non era una poesia di Borges, subito notò El País, bensì un falso che compare su internet quando si inserisca la coppia di parole borges-amicizia.Qualcuno ricorderà il concetto rinascimentale di sprezzatura, teorizzato nel Cortegiano, uno dei libri italiani che più influenzarono la civiltà europea. Castiglione pretendeva dalla classe dominante, in cambio dei suoi privilegi, capacità e stile senza ostentazione: bisognava sapere tutto e saper fare tutto però come se fosse una cosa naturale. Ma quella era una società fortemente regolamentata. Nell’età della deregulation i vincenti alla Renzi seguono un precetto opposto: ostentazione senza capacità né stile. Per questo stamattina non andrò a Harvard ad ascoltarlo. Perché a differenza di Berlusconi e di tanti altri politici, Renzi non si limita a ignorare la cultura o magari disprezzarla. La cultura può sopravvivere all’ignoranza e al disprezzo.No, Renzi la svuota. Con la sua programmatica trivialità svilisce la ragione e il linguaggio, riduce la comunicazione, ossia la facoltà più propriamente umana e sociale, a rumore. La chiarezza e il rigore costringono a una certa misura di coerenza; le improprietà deresponsabilizzano, rendono tutto indifferente, il vero e il falso, il giusto e l’ingiusto, le qualità e i difetti, i profittatori e le loro vittime. E quando il vuoto diventa uno stile e un programma, la fine della democrazia è pericolosamente prossima.

Statue capitoline, Renzi è megl e Totò

I due responsabili: Totò e Peppino, pardon, Matteo Renzi e Dario Franceschini, accortisi della ilarità procurata in tutto il mondo hanno subito negato di aver saputo di questa iniziativa, presa, evidentemente, spiegano, dagli addetti al cerimoniale

Buon 2016 ai pensionati da Matteo Renzi

Buon 2016 ai pensionati da Matteo Renzi – Ricambio gli auguri alla tua maniera: che tu possa diventare un povero pensionato come me e milioni di altre persone, vittime della vostra società. Ma resterà sempre una differenza tra noi e te, noi possiamo andare sempre a testa alta, magari con le pezze al culo, ma testa alta.

Denuncio Renzi per corruzione elettorale

E per lui intervenga anche la magistratura, a sanzionarlo penalmente, come la stessa ha fatto per Berlusconi per la faccenda De Gregorio. Corruzione è l’una, così come lo è l’altra.
E se occorresse una denuncia per farvi smuovere il culo, eccola! Questa è la mia denuncia.

La realtà è che un euro vale mille lire

Contro questo ragionamento non c’è nessun Prodi, Monti, Letta, Renzi, o fior di economista che tenga.
Insomma ci hanno fottuto bellamente e le gente se ne sta a pecoroni.
Ci vuole così poco a capire: due più due fa sempre quattro, geni della politica.

Renzi mi piace più di Bergonzoni

Ma come riesce a fare discorsi sconclusionati lui non ci riesce neppure il famoso Alessandro Bergonzoni. Vi ricordate chi è, vero? Bergonzoni è quell’attore che si è specializzato nel fare discorsi sconclusionati, pieni di modi di dire, di banalità, di contraddizioni, di frasi senza senso alcuno. E li fa con la faccia seria. Renzi non si può permettere neppure quella.

Gaetano Rizza

DI NUOVO LADRI DI BICICLETTE

Ladri di biciclette è il titolo di un bel film neorealista di De Sica.
E’ la storia di un Italia del dopoguerra e di una società povera che riduce i propri cittadini a doversi mortificare anche con piccoli furti per poter portare da mangiare ai propri figli.

Gaetano Rizza

Quando restituire maltolto si chiama Bonus

I politici, lo sappiamo, a parte qualche singola mente illuminata del passato, si sono dati alla politica attratti dai guadagni che il ramo offre ai più furbi. Infatti cosa hanno fatto? Hanno unito la loro voglia di fare chiacchiere da bar facendo una briscola o uno scopone, a quella di poterlo fare essendo pagati profumatamente dai cittadini. Chiamali scemi.

Consulta dice che non si poteva fare, non che dobbiamo restituirli

Mi direte, ma come si fa a questo punto, a fidarsi della legge, delle istituzioni, della giustizia italiana? Vi risponderò semplicemente che non si può. Se da qualsiasi delinquente a qualsiasi Caudillo improvvisato ormai possono interpretare le leggi a modo loro, sinceramente non si può. Noi cittadini siamo solo in balia del vento e delle tempeste.

Gaetano Rizza

La democrazia nel terzo millennio

Non è più la battaglia per l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, persa anche perché data per persa subito dai sindacati che, in fondo, in questa democrazia del terzo millennio ci sguazzano pure, con poca o nessuna fatica. Ormai i cittadini, gli uomini, si devono battere per i diritti dell’uomo.